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sabato 13 giugno 2020

Recensione La casa del sonno di Jonathan Coe


Oggi Gabry vi parlerà del libro La casa del sonno dello scrittore britannico Jonathan Coe.


Copertina La casa del sonno di Jonathan Coe
Titolo: La casa del sonno Link Amazon
Titolo originale: The house of sleep
Autore: Jonathan Coe
Casa editrice: La Feltrinelli
Data Uscita: Settembre 1999
Pagine: 307

Genere: Narrativa Straniera
Narrazione: 1° persona, pov alternato
Finale: conclusivo



Sinossi
Cuore di questo romanzo è un edificio abbarbicato in cima a uno scoglio a picco sull'oceano: la "casa del sonno" del titolo. Nei primi anni Ottanta è un alloggio per studenti universitari.
E' qui che si incontrano, si sfiorano o s'ignorano i destini dei personaggi.
“Il sonno non serve, umilia.
I grandi non dormono.
È una vera risorsa la veglia dell’intelligenza?
Su questa e altre ossessioni parallele si interroga un’ eterogenea comunità di studenti che si ritrova, adulta, a inciampare nel malessere, nella follia, e anche nelle comiche incongruenze della vita.“




Recensione di Gabriella

Ho intrapreso la lettura di questo libro assolutamente in punta di piedi, visto che ho passato un periodo dove non riuscivo a leggere nulla e quindi con la premessa che, qualora non lo avessi trovato nelle mie corde, mollarlo senza remore.
In realtà questa possibilità non si è verificata perché dopo i primi capitoli, alternati tra passato e presente, la storia e il suo modo di essere narrata mi ha presa in pieno.
I personaggi li ho trovati molto particolari, ognuno con delle particolarità che li ha contraddistinti l’uno dall'altro ma che alla fine avevano in comune tutto: la storia, gli intrecci che li portava continuamente a incontrarsi e scontrarsi. Nulla lasciato al caso, nulla messo lì senza un motivo.
Tutto girato sul tema del sonno.

Libro complesso che ti fa girare bene “le rotelle” per capire dove ti vuole portare lo scrittore.

Assolutamente consigliato.



“So bene che è un luogo comune dire che i film sono come i sogni: una forma dell’inconscio collettivo,” attacco Terry, “ma riflettevo che mai nessuno ha portato alle estreme conseguenze quest’idea. Ci sono diversi tipi di sogni, no? E allo stesso modo, naturalmente, ci sono i film dell’orrore, che sono come gli incubi, e ci sono i film porcelloni, tipo Gola profonda e Emmanuelle, che sono i sogni bagnati. “ Bevve un sorso della sua cioccolata bollente e stucchevole e cominciò a infervorarsi. “Poi ci sono i remake, le storie che vengono fatte e rifatte continuamente, e quelle corrispondono ai sogni ricorrenti. Infine ci sono i sogni d’evasione, i sogni visionari, come Orizzonte perduto o Il mago di Oz. Ma quando un film si perde, quando non viene mai proiettato in pubblico, quando tutte le copie scompaiono e non esiste anima viva che l’abbia visto, quello è il più bel genere di sogno in assoluto. Perché è il tipo di sogno che avrebbe potuto essere, proprio lui, il migliore che hai avuto in tutta la tua vita, solo che ti scivola via dalla mente nell'attimo stesso del risveglio, e pochi secondi dopo non ricordi più nulla. “



...”Occhio non è solo lo strumento attraverso il quale osserviamo il mondo; esso è in pari tempo un occhio, vale a dire l’io più riposto che si colloca al centro del mondo.“
voto dieci

martedì 26 maggio 2020

Recensione La bisbetica domata di William Shakespeare


Oggi vi racconto forse una delle più celebri e conosciute commedie di Shakespeare: La bisbetica domata dove ancora una volta troviamo teatro nel teatro.

Titolo: La bisbetica domata Link Amazon
Titolo originale: The Taming of the Shrew
Autore: William Shakespeare
Editore: La Feltrinelli
Pagine: 305
Genere: Classico
Categoria: Commedia 
Finale: conclusivo

Petruccio è un avventuriero che parte da Verona e va a cercare fortuna a Padova. È giovane, forte, avvenente e assai dotato, e ha quella libertà di movimento che agli uomini è pienamente concessa nell’Italia immaginata da Shakespeare – così come nella sua Inghilterra. E quale modo migliore di fare fortuna se non trovare moglie? Moglie vuol dire dote. Anche se brutta come il peccato, o scontrosa come la proverbiale Santippe, la donna assolverà comunque al suo compito, quando il padre-padrone la consegnerà al futuro sposo coprendola d’oro il giorno del matrimonio. È così che Petruccio incontra Caterina, la quale non è affatto brutta, ma è senz’altro molto scorbutica. Caterina è sorella dell’angelica Bianca, che tutti vorrebbero in moglie, ma che non potrà sposarsi se il padre non si sarà prima liberato di quella gattaccia selvatica che è Kate.

Si progetta dunque il matrimonio di Kate: Petruccio si arricchirà, Kate sarà addomesticata, Bianca potrà realizzare le proprie potenzialità di affettuosa e docile mogliettina. Perché si arrivi all’happy ending, si dovrà prima attraversare in modo ironico e parodico la commedia della sopraffazione amorosa e sociale e sessuale e di genere, che nel rito matrimoniale si nasconde. Con Petruccio nei panni del domatore e Kate in quelli della bisbetica da domare.
Ma attenzione, perché Shakespeare non accetta fino in fondo il modello comico che ha ereditato, e ci regala un finale assolutamente sorprendente.

La commedia parla di due sorelle, Bianca e Caterina. Nei primi atti ho provato una certa simpatia per il personaggio di Caterina, mi piaceva il suo carattere che all'apparenza sembrava forte e indomabile, diversa da tutte le altre donne del tempo; tutto ciò fino a quando non arrivo a leggere gli ultimi atti dove Caterina viene completamente sottomessa a qualsiasi volere del marito. 
 "Una donna scontrosa è simile a una fonte intorbidita:
fangosa, impresentabile, priva di trasparenza e di attrattiva;
finché resta così, nessuno, sia pur arso dalla sete, si degnerà di berne un sorso o toccarne una goccia."
Si può  giustificare per il contesto storico, lo sfondo tematico maschilista, un periodo in cui la considerazione femminile lasciava molto a desiderare, nonostante tutto non sono riuscita ad accettare la conclusione. Ho trovato interessante Bianca, la quale all'inizio aveva dato l'impressione di una "brava donna di casa" e si scopre disubbidiente al marito.
Poiché troppa tristezza vi ha congelato il sangue, E la melanconia alimenta la follia. Pensano che vi giovi assistere a una recita Per disporvi alla gioia e al buonumore Che tengono lontani mille mali e allungano la vita.
Una commedia dal mio punto di vista maschilista ma che ho trovato anche ricca di battute e gaffe. Diciamo che in questa commedia Shakespeare non mi ha fatto impazzire.

Recensione Il Racconto d'inverno di William Shakespeare


Se amate le commedie dove la gelosia la fa da padrona e dagli inizi cupi ma con un pizzico di fantasia Il racconto d'inverno fa al caso vostro.

Titolo: Il racconto d'inverno Link Amazon
Titolo originale: The winter's tale
Autore: William Shakespeare
Editore: La Feltrinelli
Pagine: 285
Genere: Classico
Categoria: Commedia 
Finale: conclusivo

Il re di Sicilia Leonte ha sposato Ermione, ma crede che il figlio nascituro sia del re di Boemia Polissene. Leonte ordina al cortigiano Camillo di avvelenarlo, ma questi non gli obbedisce e fugge con Polissene. Leonte istruisce un processo per adulterio contro Ermione e fa interpellare l'oracolo di Delfi. Leonte ordina anche che la bambina, nata nel frattempo, venga abbandonata su una spiaggia deserta. La morte di Ermione giunge prima che l'oracolo sveli la sua innocenza, mentre Perdita, la bambina, viene salvata e, cresciuta, ama il figlio di Polissene con cui fugge in Sicilia. Afflitto dal senso di colpa per la morte della moglie, Leonte riconosce la figlia e riceve in dono una statua, che non solo somiglia ad Ermione, ma è Ermione stessa.

In quest'opera che forse è la meno conosciuta di Shakespeare si narrano vicende d'amore e gelosia; si divide in due parti distinte e separate l'una dall'altra da sedici anni di distanza; ed è di sicuro la seconda, grazie alla sua vivace ambientazione popolare e alla presenza dell'irresistibilmente geniale Autolycus (tra i "cattivi" shakespeariani più azzeccati) a dare colore e vivacità all'intero racconto.

Perché i miei desideri non corrono davanti al mio onore né la mia passione brucia più forte della mia fedeltà. 
Eravamo come due agnelli gemelli che ruzzavano al sole belando l'uno all'altro: ci scambiavamo innocenza con innocenza: ignoravamo la dottrina del male senza nemmeno sognare che qualcuno la conoscesse.

Libro che come spesso accade con l'autore è piuttosto prevedibile, ma al contempo viene valorizzato da un discreto colpo di scena finale.
Da quest'opera si estrapola che la gelosia è un sentimento subdolo che ti annebbia gli occhi e non ti fa fidare nemmeno del tuo migliore amico. Se si impossessa della tua mente ti fa compiere degli atti vili e discutibili.


Non scalmanatevi, mio buon signore. Io vengo a portargli il sonno. E' gente come voi che gli striscia accanto come tante ombre e sospira ad ognuno dei suoi inutili lamenti, è gente come voi ad alimentare la fonte della sua insonnia


Consigliato per lo stile di scrittura che non ho trovato per nulla difficoltoso e per la piacevolezza che ti tiene incollata alle pagine per capire come si evolveranno le vicende e naturalmente perché è Shakespeare, e Shakespeare non fa mai male.





lunedì 25 maggio 2020

Recensione Il mercante di Venezia di William Shakespeare


Il Mercante di Venezia di William Shakespeare è una commedia brillante del nuovo mondo, un mondo aperto dal punto di vista geografico ed economico al quale si affacciano figure nuove con retaggi antichi, come l'ebreo


Titolo: Il mercante di Venezia Link Amazon
Titolo originale: The Merchant of Venice
Autore: William Shakespeare
Editore: La Feltrinelli
Pagine: 236
Genere: Classico
Categoria: Commedia 
Finale: conclusivo

Nel "Mercante di Venezia", opera composta tra il 1596 e il 1598 e qui presentato in nuova traduzione, il mondo sembra nettamente distinto tra buoni e malvagi, cristiani ed ebrei, innocenti e colpevoli: ma così non è. Di fatto noi lasciamo il teatro con il senso che tutti i personaggi partecipino a un medesimo destino, che il peccato non sia solo dell'ebreo, ma anche del cristiano, che la finale solitudine e il dolore di Shylock siano anche quelli del suo antagonista Antonio; che il regno della bellezza e della favola rappresentato da Belmonte sia, come il Giardino dell'Eden, fatalmente incrinato dalla dura realtà di una Venezia che è metafora dello stato moderno. L'immagine finale che il "Mercante di Venezia" ci comunica è quella dell'umana fragilità e precarietà - non per Antonio soltanto, o per Shylock, si dovrà invocare la "misericordia", esaltata da Porzia in un grande discorso, ma per chi, come loro, e noi, è chiuso nell'argilla della condizione umana.


Partiamo con il dire che tra tutti i personaggi non ne salverei nemmeno uno, anzi li prenderei tutti a badilate in faccia. Sono antipatici e supponenti. Partiamo da Shylock che in fin dei conti ha tutti i diritti di chiedere la libbra di carne. In primis perché sta nel contratto, poi è odiato da tutti, il suo servo lo abbandona, la figlia lo tradisce e lo deruba. 
Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall'estate e dall'inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?
Ecco lui dovrebbe essere il cattivo della commedia ma ho provato un po di compassione. Quindi va bene essere strozzino, ma deve sottostare alle regole della società veneziana: prendersi i calci e perdonare. Non esistono persone, ma solo personaggi. E questo alla fine Shylock lo capisce e cede. Forse ritirandosi per sempre nella sua villa. Ma il fatto è che la realtà è una farsa ma questo non significa che non vi siano regole. A capo di tutto ci sta il Doge, poi tutta la società cristiana-mercantile a regolare la vita, e a spalleggiarsi a vicenda.
Nessuno pretenda di rivestirsi di una non meritata dignità. Oh se le dignità, i gradi, gli uffici non derivassero dalla corruzione, e l'immacolato onore fosse conquistato dal merito di chi ne è rivestito, quanti che ora si scoprono il capo resterebbero col capo coperto! Quanti che ora comandano sarebbero comandati! Quanta bassa gente sarebbe sceverata dal vero seme dell'onore! E quanto onore sarebbe da raccogliere di tra la paglia e i rifiuti del mondo per essere lustrato a nuovo!
La vera protagonista è Porzia che detto chiaramente, fa sempre quello che le pare. Riesce a piegare tutto e tutti al suo volere. Si finge uomo. Fa cedere Shylock con il trucco del sangue. Nel tediosissimo quinto atto mostra come tutto sia effettivamente privo di significato e che è lei a dare forma al mondo. Poi che vogliamo dire dell'amore di Antonio per Bassanio? Antonio si sacrifica e si immola per la felicità del suo innamorato. 
Io tengo il mondo per quello che è, Graziano, un palcoscenico, dove ogni uomo deve recitare una parte, e la mia è triste.
Questa è la terza commedia che affronto quest'anno e fino a questo momento è quella che meno mi ha appassionata forse anche perché confronto alle altre è quella che ho trovato meno comprensibile. Certo non ha giovato la mia antipatia con i personaggi e ben si sa che quando non provi una connessione per loro il libro non ti conquista del tutto.

Recensione La Tempesta di William Shakespeare


Se vuoi intrattenerti con una commedia che ti fa riflettere sulle conquiste e sulla giustizia allora La Tempesta di William Shakespeare è il libro che fa per te.


Titolo: La Tempesta Link Amazon
Titolo originale: The Tempest
Autore: William Shakespeare
Editore: La Feltrinelli
Pagine: 256
Genere: Classico
Categoria: Commedia 
Finale: conclusivo

Il duca di Milano, Prospero, spodestato dal fratello Antonio, regna su un'isola deserta, un mondo di creature fatate. Qui Prospero ha sconfitto la strega che vi abitava, ha liberato gli spiriti da lei imprigionati e ha sottomesso il figlio di lei, l'orribile Calibano. Dopo dodici anni trascorsi sull'isola assieme alla figlia Miranda, Pospero fa naufragare con la sua magia la nave che trasporta l'usurpatore Antonio con il suo alleato, il re di Napoli, il figlio di questi Ferdinando e il consigliere Gonzalo. Prospero tiene in pugno i naufraghi che credono distrutta l'imbarcazione e morto Ferdinando. Il giovane è salvo, incontra Miranda, se ne innamora e i due si fidanzano. Intanto Antonio si pente e si riconcilia con il fratello.

Prospero dopo che è stato spodestato dal ducato di Milano, ha vissuto per dodici anni in un’isola deserta con la figlia Miranda, con il selvaggio Caliban e lo spirito Ariel. 
Decide di usare i suoi poteri magici per scatenare una tempesta, per far si che il re di Napoli e il fratello Antonio con i loro compagni di viaggi approdino nell'isola.

Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

Con l'aiuto di Ariel riesce a riacquistare il ducato perduto, non prima di aver propiziato il matrimonio della figlia con Ferdinando, figlio del re di Napoli. 
Sotto la regia del vecchio duca, in questa magica isola si raccontano fatti che passano tra realtà e fantasia senza far mancare un pizzico di dolore e violenza accompagnata però da tanta saggezza.

Ora i miei incantesimi si sono tutti spenti, la forza che possiedo è solo mia, ed è poca. Ora sta a voi tenermi qui confinato o mandarmi a Napoli. Poiché ho riavuto il Ducato e perdonato il traditore, Non fatemi rimanere col vostro potere in quest'isola nuda, ma scioglietemi da ogni legame con mani generose. Il vostro fiato gentile colmi le mie vele altrimenti fallisce Il mio progetto che era di dar piacere. Ora mi mancano spiriti da comandare, arte per incantare, e la mia fine è la disperazione, a meno che non sia salvato dalla preghiera Che va tanto a fondo da vincere la pietà e liberare dal peccato. Come voi per ogni colpa implorate il perdono, Così la vostra indulgenza metta me in libertà.

Continua a stupirmi di quanto la scrittura di Shakespeare sia molto fluida e che ci faccia sognare. Anche questa commedia la promuovo anche se non a pieni voti. Da questo libro ho imparato che non bisogna mollare mai, che la giustizia prima o poi guarderà dalla parte dei giusti, anche se alle volte deve essere aiutata.

domenica 24 maggio 2020

Recensione Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Se volete leggere una storia d'amore e perfidia, ma anche con uno spunto comico Sogno di una notte di mezza estate la commedia teatrale di William Shakespeare fa proprio al caso vostro.

Titolo: Sogno di una notte di mezza estate Link Amazon
Titolo originale: A Midsummer Night Dream
Autore: William Shakespeare
Editore: La Feltrinelli
Pagine: 224
Genere: Classico
Categoria: Commedia 
Finale: conclusivo

Agostino Lombardo prima di morire stava lavorando alla traduzione del "Sogno di una notte di mezza estate", ma non ha potuto portare a termine l'opera. Nadia Fusini, che in passato era stata sua allieva, riprende la traduzione dove il suo maestro l'ha interrotta. Il risultato è nel dramma che sa unire in felice miscela il mondo classico e quello nordico fiabesco, le allegorie rinascimentali, i romanzi cavallereschi, la tradizione greco-latina, in una vicenda dove diversi fili si intrecciano: la commedia degli equivoci con gli amori incrociati, la recita degli attori-artigiani che rappresentano l'opera nell'opera.

Ho iniziato a leggere questa prima commedia perché è una traccia annuale in una book challenge alla quale partecipo e posso dirvi che l'ho amata infatti il libro l'ho divorato.
Mi sono fatta trascinare dall'irruenza amorosa di Lisandro e Demetrio, mi sono trovata a  sorridere per i pasticci combinati da Puck, ho maledetto Oberon che inganna Titania, ho tifato per Ermia ed Elena ed ho invocato la giustizia per i loro amori contrastati, insomma posso dire che mi ha regalato momenti di vera e purissima emozione. 

A cose basse e vili, senza pregio, può l'amore dar forme nobili e degne: perché l'amore non guarda con gli occhi ma con la fantasia.

Ho trovato le atmosfere fiabesche, dove si narra una storia in cui si intrecciano amore, follia, magia, odio e riconciliazione che ti fa evadere un po dalla realtà.
Quello che questo libro mi ha trasmesso è che l'amore è un bellissimo sentimento che, però, incontra spesso degli ostacoli ma che anche con difficoltà si cerca di trovare una soluzione per risolvere il problema.

... E quando pur vi sia stata fra i due perfetta intesa nella mutua scelta, o guerra o morte, o altra traversia han sempre cinto d’assedio l’amore, sì da ridurlo aereo come un suono, fugace come un’ombra, labile, evanescente come un sogno, fulmineo come un baleno notturno che illumina d’un tratto e cielo e terra, e prima che tu possa dire “Guarda!” le mascelle del cielo son richiuse ad inghiottirlo rapide nel buio. Perché con questa subitaneità tutto che al mondo splende, si dilegua.

Ero partita un po scettica nel leggerla per paura che il linguaggio usato fosse difficile invece l'ho trovato molto gradevole nel leggerlo e per nulla difficoltoso.
Tutti dovrebbero leggere Shakespeare una volta ma nella vita per apprezzarne le sfumatura che nel tempo assumono significati sempre nuovi e diversi.

Non c'è occhio d'uomo che abbia mai sentito, né orecchio che abbia mai veduto, non c'è mano che abbia mai assaggiato, né lingua che abbia mai toccato, e tanto meno cuore che abbia mai raccontato un sogno come il mio.



sabato 23 maggio 2020

Recensione La casa degli spiriti di Isabel Allende

La casa degli spiriti è il più famoso libro di Isabel Allende in cui si racconta la magnifica storica della famiglia Trueba, sullo sfondo degli avvenimenti politici del Cile, tra fantasmi, amori, passioni e torture.



Titolo: La casa degli spiriti Link acquisto
Titolo originale: La casa de los espíritus
Serie: no serie
Autore: Isabel Allende
Editore: La Feltrinelli
Data uscita: 1982
Pagine: 477
Genere: Narrativa straniera
Categoria: Romanzo
Finale: conclusivo


L’amore, la magia, il mistero, i sogni si mescolano alle violenze e agli orrori della guerra cilena che portò all’ascesa di Pinochet. Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo. Un grande affresco che, per fascino ed emozione, può essere paragonato, nell’ambito della narrativa sudamericana, soltanto a Cent’anni di solitudine di García Márquez. Alle Tre Marie, splendida tenuta di proprietà di Esteban Trueba, si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Clara, la moglie del proprietario, trascorre un’esistenza avvolta nei ricordi; Férula, sorella di Esteban, dedica la sua vita agli altri; Blanca è innamorata di un servo del padre, Pedro, che avrà parte nella guerriglia della rivoluzione; Alba, la nipote, dovrà invece affrontare la dittatura mentre Esteban scoprirà, proprio a causa dei tragici eventi politici del suo paese, di amare innanzitutto la sua famiglia.
E’ molto difficile scrivere la recensione di questo romanzo, che racconta per ben quattro generazioni la storia di due famiglie i Del Valle e i Trueba intrecciandosi con gli avvenimenti politici che sconvolsero il Cile negli anni Venti. 
Senza far discorsi femministi inutili, le donne sono le vere protagoniste di queste saga familiare, dall'affascinante Rosa passando per la veggente Clara con la figlia Blanca e finendo con la dolce Alba; sono loro a tessere la tela di questa straordinaria storia, il loro coraggio, la loro fermezza ma anche le loro fragilità.
Erano vestiti a lutto, silenziosi e senza lacrime, come lo esigono le norme di tristezza in un paese abituato alla dignità del dolore. 

Difficile dire quale sia quella che più mi ha colpito, tutte hanno qualcosa che ho profondamente ammirato.
Se le donne le ho amate tutte non si può dire così degli uomini. Unico che ho amato dall'inizio alla fine è Jamie, mentre per Esteban Garcia ho provato l'esatto opposto: odio profondo da quando compare.
Lasciatemi spezzare una lancia anche a favore di Esteban Trueba, se all'inizio ho detestato il suo comportamento poi ho ammirato il coraggio di ammettere i suoi errori e di fare, seppur in grande ritardo, un passo indietro.
Sopra un covone di grano, aspirando l’aromatico pulviscolo del granaio nella luce dorata e diffusa della mattina che s’infiltrava tra le assi, si baciarono in ogni punto, si leccarono, si morsero, si succhiarono, singhiozzarono e bevvero le lacrime di entrambi, si giurarono eterno amore e concertarono un codice segreto che sarebbe servito per comunicare durante i mesi di separazione.
Non voglio dilungarmi ulteriormente perché non posso dirvi altro che leggerlo perché vi immergerete in un'epoca che da splendente arriva fino al lento declino con il golpe di Stato, perché vi fa entrare in quattro famiglie diverse tutte legate tra loro, con tutti i loro difetti e pregi, tradizioni, amori e spiriti.
È il primo libro che leggo della Allende e ho trovato la lettura scorrevole il suo stile è fluido e ti cattura fin dalle prime parole, ti trascina nella storia e nelle vicende che coinvolgono i tanti personaggi in un vortice di amore, odio e magia. I personaggi sono ben descritti e delineati.
Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma può anche darsi che tutto succeda simultaneamente, come dicevano le tre sorelle Mora, che erano capaci di vedere nello spazio gli spiriti di ogni epoca. Per questo mia nonna Clara scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria.

La parte finale è molto cruda, ma si chiude non con l’odio ma con un barlume di speranza.
Un libro forte e intenso a tratti pura poesia.
Per me è un libro indimenticabile.
Come molte delle mie letture, questo libro è nato per caso. Volevo un libro che mi facesse iniziare bene l'anno e direi che questo libro rispecchia perfettamente le mie richieste e addirittura supera le aspettative.
Questo è il primo libro della Allende, dove l’autrice trovandosi in esilio e scoprendo che suo nonno sta per morire, decide di scrivergli una lettera, da questa lunga lettera, che non leggerà mai, nasce La casa degli spiriti.
Se avete visto il film, dimenticatelo! Come tanti libri diventati film è stato completamente stravolto.
Esteban Trueba si innamora di Rosa, ma Rosa muore prima che lui possa diventare ricco per poterla sposare. Anni dopo sposa la sorella minore Blanca dotata di doti soprannaturali e così inizia il loro viaggio insieme. 
Le cose però non sono semplici, loro hanno una figlia che ha delle idee molto contrastanti da quelle del padre, tanto che ne sfida l'autorità innamorandosi di Pedro, un ribelle rivoluzionario con cui è cresciuta sin da piccola.

"Sopra un covone di grano, aspirando l’aromatico pulviscolo del granaio nella luce dorata e diffusa della mattina che s’infiltrava tra le assi, si baciarono in ogni punto, si leccarono, si morsero, si succhiarono, singhiozzarono e bevvero le lacrime di entrambi, si giurarono eterno amore e concertarono un codice segreto che sarebbe servito per comunicare durante i mesi di separazione."

Libro che ti lascia sempre sospesa tra una trama fitta di avvenimenti, storia reale, avvenimenti politici e naturalmente storie d’amore e di vita vissuta insieme che va avanti per generazioni.
Non entro di più nella trama perché non vorrei farvi perdere la magia che il libro ha dentro di se.
Questo entra assolutamente e senza ombra di dubbio nella top 10 dei miei libri preferiti, assolutamente uno dei libri più belli che abbia mai letto!