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giovedì 23 luglio 2020

Recensione di Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza


Copertina Niente lacrime per la signorina Olga di Elda Lanza

Iniziamo con questo primo libro della serie Max Gilardi di Elda Lanza, nota al grande pubblico, non più giovanissimo, come prima presentatrice della televisione italiana. Giornalista, scrittrice ed esperta di comunicazione, è docente di Storia del costume. Con questo romanzo ha vinto il Premio Letterario Internazionale Il Minturno di Roma. Morì a 95 anni nella sua casa in provincia di Alessandria.

Titolo: Niente lacrime per la signorina Olga Link Amazon
Serie: Max Gilardi # 1
Autore: Elda Lanza
Editore: Salani
Data Uscita: 13 settembre 2012
Pagine: 413
Genere: Narrativa italiana
Categoria: Giallo, Poliziesco
Narrazione: Terza persona, pov esterno
Finale: conclusivo

Serie Max Gilardi:
01. Niente lacrime per la signorina Olga
02. Il matto affogato
03. Il venditore di cappelli
04. La cliente sconosciuta
05. La bambina che non sapeva piangere
06. Uno stupido errore
07. La bestia nera
08. Il funerale di donna Evelina
09. Rosso sangue
10. La terza sorella

Sinossi
Quando la signorina Olga, una figura pallida avvolta nella pelliccia nera di astrakan, colletto e polsi di visone, cappellino di feltro verde scuro in testa con veletta, prende in affitto la mansarda di via Worktz 227, Trissera, grigia periferia di Milano, i condomini si limitano a fare qualche speculazione sul suo conto, come del resto fanno con tutti. Ma quando nove anni dopo il suo cadavere viene ritrovato con una fune intorno al collo, allora i vicini cominciano a spettegolare davvero. Quale passato può celarsi dietro l'apparentemente inappuntabile vita di una signorina ottantenne? Le trine, i merletti, i lampadari di cristallo, le sue belle cose di un gusto così raffinato possono veramente nascondere uno spiazzante segreto gelosamente serbato per anni? Il commissario Gilardi pensa proprio di sì. D'altronde tutti sanno che le persone non sono mai come sembrano, vicini di casa compresi.

Recensione di Gabriella
Un giorno in una palazzina di Trissera una signorina non più giovane compra una mansarda come casa e da quel momento non sarà più come prima. Una mattina Vittorio, il portinaio, preoccupato dalla mancanza della signorina Olga, sale in casa a cercarla per verificare che vada tutto bene ma la trova morta, apparentemente strangolata con una fune. Da quel momento il commissario Max Gilardi deve occuparsi del caso. Tantissimi segreti vengono alla luce, altri ancora rimangono avvolti nel mistero. Ma chi vorrebbe uccidere una donna di 82 anni e per quale motivo?
"Alla signorina Olga non sarebbe piaciuta quell'espressione. Nessuno si era mai permesso di definirla una vecchia, anche se aveva ottantadue anni."
Ho letto questo libro con il gruppo della biblioteca del mio comune di cui faccio parte e devo ammettere che inizialmente mi ha intrigata molto. Parte subito con il delitto e tantissimi misteri si avvolgono intorno a esso, primo fra tutti: chi può voler morta una signorina di 82 anni che abita in una mansarda che aiuta tutti i suoi vicini e non da' fastidio a nessuno?
Il personaggio di questa signorina è molto complesso, ha veramente tanto alle spalle e una storia piena di vicissitudini varie che si scopriranno solo andando avanti con il libro.
Sul commissario Max Gilardi, invece, ho avuto qualche riserva perché parte come uomo tutto d'un pezzo ma man mano che andavo avanti, questo pezzo andava invece sgretolandosi facendo uscire insicurezze, dubbi e vari ripensamenti. Su questo, penso che l'autrice volesse descriverlo come un uomo comune con pregi e difetti. Alla fine devo dire che non mi è dispiaciuto più di tanto come personaggio ma... non dico altro per non spoilerare.
"Partiva da Napoli con un senso di malinconia addosso. E la voglia di ritornare a Trissera, alla sua casa. Alla sua stanza al commissariato; al telefono che suonava otto ore al giorno ininterrottamente; alla faccia indecisa di Santino; alla risata di Laura; alla severa presenza di Natj Cassani, la collega che si occupava del tribunale dei minori; alla comica confusione di tarozzi. Agli occhi di Marika Santoro."
Per quanto riguarda invece i vari personaggi che fanno parte del condominio, anche loro sicuramente volevano essere disegnati come gente comune con i loro pregi, ma soprattutto i loro difetti.
Passiamo alla trama che secondo me è partita molto bene. Ad un certo punto però l'autrice ha messo su talmente tanta carne al fuoco e talmente tanti giri di personaggi che tra la vita privata del commissario, con le sue storie passate e presenti, e il delitto a cui deve investigare e a cui se ne aggiunge un secondo, a un certo punto ho iniziato a perdere il filo del discorso e a non capirci più nulla. 
In alcuni pezzi venivano lasciate delle cose in sospeso che venivano pensate o dette ma che porta il lettore a non stare dietro alla trama e a perdere il filo del discorso.
A un certo punto del libro compare anche una storia d'amore che però mi ha messo solo tanta tristezza.
Per concludere, posso dire che il libro è partito bene con un bel intrigo, un delitto e un quadro che non si capisce se può svelare o no il movente, ma purtroppo a un certo punto si perde mettendo troppa carne sul fuoco.
"<<Perché non l'aveva dipinto lei, semplice. Era un quadro antico, della sua famiglia. Lei veniva dal Piemonte, mi ha detto... Campagna. E in casa avevano quel quadro. Lei se l'è portato dietro perché le ricordava la sua casa. Non so se valeva, forse... certo era di un pittore>>."
Lo consiglio agli amanti dei gialli e delle serie poliziesche. 
6

giovedì 16 luglio 2020

Recensione Fedeltà di Marco Missiroli



Copertina Fedeltà di Marco Missiroli

Oggi Gabry vi parlerà di un libro candidato al Premio Strega nel 2019 e vincitore nella categoria giovani di uno scrittore italiano Marco Missiroli con Fedeltà. Per Missiroli si tratta del sesto libro che scrive, in questo caso edito dalla casa editrice Einaudi.


Titolo: Fedeltà Link Amazon
Autore: Marco Missiroli
Editore: Einaudi Editore
Data Uscita: 12 febbraio 2019
Pagine: 224
Genere: Narrativa italiana
Narrazione: Prima persona, doppio pov
Finale: conclusivo
Sinossi
«Il malinteso», così Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell'università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l'ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione.
Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un'ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l'ha ottenuto grazie all'influenza del padre.
La porta dell'ambizione, invece, Margherita l'ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un'agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l'interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell'esistenza.
In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l'orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.


Recensione di Gabriella

Carlo è stato beccato nel bagno dell'università con una sua studentessa, naturalmente tutti sono giunti a conclusioni affrettate, ma questo ha creato dei dissapori con la moglie Margherita. A tutti dice che è stato un equivoco, che la studentessa si era sentita male e Sofia conferma.
Ma tutto questo diventa un'ossessione per entrambi.
”Era abile a smontarsi dubbi anche se il sospetto metteva radici.”
Per Margherita il dubbio che Carlo l'abbia tradita c'è sempre e inizia ad avere fantasie sul suo fisioterapista Andrea. Carlo continua a pensare a come e cosa sarebbe potuto essere mentre Sofia immagina cosa sarebbe potuto nascere con il suo professore.
“Non era “ancora”. Avrebbe potuto essere qualsiasi cosa. Sui pedali, alzandosi come a pochi metri dal traguardo, si era sentito invadere dalla gioia dietro lo sterno. Aveva percorso la discesa con la certezza che quello fosse il culmine e l’addio di una stagione, e che sarebbe entrato di lì a poco nella sua nuova vita da uomo. Si addormento’ con la stessa malinconia, o forse avrebbe potuto dire che era contentezza.”

Di una noia assurda.

Assolutamente apatico, non ho trovato sensazioni di nessun genere e l’unica emozione che ha suscitato in me è stata la noia.
Fedeltà.... ancora mi chiedo a che tipo di fedeltà si riferisse l’autore quando ha scelto il titolo del libro perché io, per tutto il libro, non ne ho trovata. Né per quanto riguarda il rapporto fra i vari personaggi né per quella che possano provare per loro stessi.

”Quando Margherita arrivò lui alzò lo sguardo e la osservò: poteva scomporre il sentimento per lei […] il modo discreto di esserci, sotto sotto sembrava sempre sorridere, l’aria spaesata per un pensiero improvviso, la seduzione furtiva e poi irruente: sua moglie conosceva meglio di lui cosa li teneva insieme.”
La narrazione era una lista della spesa nuda e cruda, si passava da un momento all'altro senza uno stacco, stessa cosa per il passaggio tra un momento di narrazione e l’altro dei vari personaggi.

Ho voluto portarlo a termine solo per capire dove andasse a parare, ma avrei dovuto mollarlo subito.
Bocciatissimo.

voto quattro

lunedì 22 giugno 2020

Recensione C'è un Leopardo in terza C di Angela Molfetta


Oggi vi parlo del romanzo di Angela Molfetta, che affronta un tema d'attualità. Venite a scoprire cosa si nasconde tra le pagine di C'è Un Leopardo in terza C.


Copertina C'è un leopardo in terza c! di Angela Molfetta
Titolo: C'è un Leopardo in terza C Link Amazon
Autore:  Angela Molfetta
Editore: Self Publishing
Data:  14 ottobre 2019
Pagine:  122
Genere: Narrativa italiana
Categorie: Narrativa per ragazzi, Romanzo
Narrazione: prima persona
Finale: conclusivo 


Sinossi
"C'è un leopardo in terza C!" è il diario tragicomico di Leo, un quattordicenne sveglio e studioso, appassionato di scrittura e dal linguaggio forbito.

In seguito al trasferimento in una nuova città per motivi di lavoro del padre, si trova a dover cambiare scuola ad anno scolastico inoltrato. L'inserimento nella nuova classe, com'era prevedibile, presenta alcune difficoltà. Una di queste ha un nome e un cognome: Gabriele Giurati, il bullo.

Le giornate di Leo si consumano lente nella sofferenza tra un'angheria e uno scherzo, compagni di classe indifferenti, insegnanti di varia umanità, nuove amicizie, genitori un po' eccentrici e distratti, una sorella rompiscatole e lezioni di clavicembalo.
Le prevaricazioni che è costretto a subire quotidianamente lo inducono a contare i giorni che mancano alla chiusura della scuola, nella speranza che l'incubo abbia fine.
Pur trattandosi di una storia di bullismo, l'esperienza di Leo non si esaurisce nel ruolo di vittima: il diario si fa a tratti dialogo interiore fra dubbi, aspettative, desideri e fallimenti di un preadolescente in continua oscillazione tra umori contrastanti e ricerca di affermazione della propria identità.



Recensione di Ines
Ho iniziato questo libro grazie a un gruppo di letture mensili. Non posso dire che sono rimasta sorpresa dalla scrittura di Angela perché di lei ho avuto il piacere di leggere altro quindi già conoscevo il suo stile di scrittura e la sua ironia. Posso però dire che non mi aspettavo il tema che si affronta nelle righe di questo romanzo. Un tema che al giorno d'oggi è molto d'attualità forse addirittura uno di quelli che abbonda nella nostra società: Il BULLISMO. 
Un agente è sceso per verificare cosa fosse successo e ci ha invitati a toglierci in fretta da lì, affermando che non fosse sicuro. Come se stare su un pullman guidato da un conducente imbufalito con accanto una tipa dal rigurgito seriale fosse molto più sicuro!
In questo libro il protagonista assoluto è Leopoldo un ragazzino alle prese con l'ultimo anno di scuola media, appena trasferito in una città nuova e quindi in una nuova classe. 
Nella sua nuova scuola, ahimè è vittima di bullismo e quindi, non sapendo con chi parlarne scrive questo diario dove racconta le sue giornate che vanno dal menefreghismo dei genitori alle angherie che alcuni suoi compagni di classe gli fanno. Per fortuna ha un'alleata che con il suo supporto lo aiuta a superare le giornate. 
E' incredibilmente sicura di sé, senza essere spocchiosa. E' superiore a tutti, senza essere presuntuosa. E' disponibile, senza essere servile. E' giusta, senza essere un giustiziere. Unica.
Il libro è proprio scritto come un diario con il conto alla rovescia dei giorni che dividono Leo dalla fine della scuola e del suo incubo. 
Per lui la scuola superiore sarà un nuovo inizio. 
Leggendo questo libro dentro di me ho vissuto tantissime emozioni contrastanti: sono passata dalla tristezza alla gioia, dal rancore all'odio. Per riuscire ad affrontare il bullismo bisogna avere un carattere veramente forte e bisogna avere al fianco qualcuno con il quale sfogarsi. Mi sale il crimine quando penso che nella realtà, per colpa di alcuni bulli, qualcuno decide di far finire la sua vita.
Ho sperimentato sulla mia pelle che senza il rispetto per le persone non c'è umanità, ma solo sopraffazione. Ho capito che parlare del proprio disagio con qualcuno, persino con gli adulti, è fondamentale, non c'è niente di cui vergognarsi. Anzi. Se c'è uno che deve provare vergogna, quello è il bullo, non certo la vittima. Ho scoperto che circondarsi di amici, anche pochi ma veri, rappresenta una sorta di salvagente a cui aggrapparsi quando ci si sente colare a picco.
La scrittrice è stata molto brava a far trasparire i pensieri e le emozioni di Leo raccontando la sua storia e non rendendola mai pesante anzi. 
Consiglio questa lettura a tutti, dai più grandi ai più piccoli.
voto nove

lunedì 15 giugno 2020

Recensione Il mercante di luce di Roberto Vecchioni



Oggi Gabry vi parlerà di Il mercante di Luce di Roberto Vecchioni


Copertina Il mercante di luce di Roberto Vecchioni
Titolo: Il mercante di luce Link Amazon
Autore: Roberto Vecchioni
Data Uscita: 28 Ottobre 2014
Pagine: 122
Genere: Narrativa italiana

Casa editrice: Einaudi
Narrazione: terza persona
Finale: conclusivo




Sinossi
Marco è ormai prossimo alla fine. Ha diciassette anni e soffre di progeria, una malattia che accelera vertiginosamente lo scorrere del tempo e condanna a una vecchiaia precoce. Suo padre, Stefano Quondam, fuori dal tempo e dal mondo ci si è sempre trovato, anche se in maniera diversa. E' un professore di letteratura greca, grandissimo e misconosciuto, un Don Chisciotte che non ha mai smesso di combattere una testarda battaglia contro la stupidità e l'omologazione. Certo, è al tempo stesso un uomo imperfetto, pieno di difetti, ma vuole trasmettere al figlio quanto ha di più suo. E vuole credere con tutto se stesso che la bellezza che gli tempesta la memoria sia una luce così potente da svergognare il buio. Ma chi tra i due, chi è veramente il mercante di luce? Chi salva l'altro? Questa è la cronaca dei giorni di un ragazzo colto e curioso, emozionato di fronte a quella che sa della vita e a un padre che gliene spiega il senso, l'unico che conosce. Il filo che li unisce, che trasforma il pensiero in un racconto che non potrà essere dimenticato, è la poesia greca: un excursus appassionato, un viaggio in cui si rincorrono i grandi gesti  e le tenere paure di poeti e poetesse dell'unico tempo possibile, quello tra il mito e l'invenzione. E sarà proprio qui, tra Omero, Saffo, Anacreonte, Sofocle, Euripide, in un punto sospeso tra le pagine da sfogliare, passioni e vita vissuta, che troveranno il varco per salvarsi entrambi.




Recensione di Gabriella
Stefano è docente universitario di letteratura greca, ha un figlio, Marco, affetto da progeria e cerca di trasmettergli la forza per affrontare questa malattia e prepararsi al peggio. Farà questo parlandogli di miti e dei, poeti e poetesse portandolo in un tempo sospeso nella speranza di salvare entrambi.
"... -Ma la paura? Da dove viene la paura?-La natura <<è>> in silenzio, noi, gli uomini, <<facciamo>> silenzio, a un segno, a un tremore improvviso. Quando una voce dal cielo chiama Edipo, si tacciono tutti: quando Dioniso tuona improperi alle sue scatenate, indemoniate Baccanti, ecco che non spiccicano più parola; Agamennone, sì, proprio lui, nel silenzio più totale degli uccelli e del vento, dilaniato dalle sue colpe, sgrana gli occhi insonne per Ifigenia. Perché questo è la notte: una moltiplicazione del giorno; durante il giorno rimuovi attimi che non hai il tempo di collocare, decifrare, ma la notte è lì, assassina, a riproporteli, a slargarli, a ingigantirli, e così la gioia, la speranza, la stanchezza trovano una coltre, un rifugio, ma l'ansia, l'insulto, l'ora di un addio figliano fino all'estremo: il dolore non ha silenzi."
Ho faticato parecchio a finire questo libro, eppure nelle sue 122 pagine l'avrei dovuto finire in pochissimo. L'ho mandato giù a forza.

L'ho trovato un libro pesante, dalla trama mi aspettavo molto di più, invece mi è sembrato solo un modo come un altro per mettere in luce le conoscenze di poesia greca dello scrittore e farlo passare come un pretesto per spiegare al figlio cos'è la morte e come affrontarla.
No, mi spiace, veramente molto pesante.

"...E' la luce che gli preme. E questo messaggio, Marco, è eterno, è di tutti gli uomini, in tutti i secoli. Noi non chiediamo per forza la vita, ma il coraggio di percorrerla.-Noi?-Sì, noi. E per chi hanno scritto a fare centinaia di uomini in migliaia d'anni? Per le beghe, le faide, i tradimenti, le scaramucce, i duelli di un'ora, di un giorno? L'hanno fatto per noi, per noi. Aiace Telamonio chiuderà pure un'epoca, ne verrà un'altra, ma lui c'è sempre, a volte dolente, irriso, confuso fra i tanti Ulisse."


sabato 30 maggio 2020

Recensione Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello



Uno dei classici della nostra letteratura italiana rimane senza ombra di dubbio Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. E' uno dei romanzi suoi più famosi uscito sotto forma di puntate per la rivista letteraria La Fiera Letteraria nel 1925 e in un unico volume solamente l'anno dopo con alcune modifiche in alcuni capitoli nonostante Pirandello abbia iniziato a scriverlo nel 1909.
Questo sarà anche l'ultimo romanzo pubblicato di Pirandello dove riuscirà a sintetizzare il pensiero dell'autore nel modo più completo, definito dall'autore stesso come il romanzo "più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita".


Titolo: Uno, nessuno e centomila
Autore: Luigi Pirandello
Editore: Mondadori
Data uscita: 1983
Pagine: 264
Genere: Narrativa italiana
Categoria: Romanzo Drammatico
Narrazione: Monologo
Finale: Conclusivo





"Credevo guardassi da che parte ti pende il naso"... una frase come tante, pronunciata dalla moglie, scardina tutte le certezze di Vitangelo Moscarda.
Dalla constatazione di un lieve difetto fisico, il protagonista capisce di trovarsi di fronte a un estraneo, o meglio a centomila estranei diversi, a seconda della percezione che gli altri hanno di lui.
Folgorato dalla scoperta di non essere "unico per tutti", e desideroso di comprendere chi è veramente, Vitangelo stravolge la sua vita, intraprendendo un doloroso percorso di ricerca che lo condurrà ai confini della pazzia (che poi è lo strumento principe in Pirandello per scardinare convenzioni e di svelare ipocrisie). Fino a giungere alla consapevolezza dell'essere, alla metamorfosi dell'uomo senza maschera, alla piena libertà: quell'immersione nel perenne fluire del tempo, in una vita pacificata di attimi, che "è la stessa vita delle nuvole, degli alberi e della natura".





Direi che ci troviamo di fronte a un classicone della letteratura italiana ma che purtroppo mancava tra le mie letture. Può un'osservazione fatta senza altri fini, dalla propria moglie, sul tuo naso portarti a rivalutare tutta la tua vita e la tua esistenza?
"Mi si fissò invece il pensiero ch'io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m'ero figurato d'essere."
Come ti vedono le altre persone? Come sei per gli altri? Come ti vivono? Come ti percepiscono? 
Questo è tutto quello che Vitangelo va a pensare dopo che la moglie gli fa l'osservazione sul suo naso e lui cerca di verificare questa osservazione allo specchio.
"Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m'avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io  non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano."
Da allora le domande sono talmente tante e le considerazioni ancora più numerose che arrivi solo a impazzire e rivalutare tutto.
Lo scrittore scrive il libro in 15 anni, ma è come se lo scrivesse tutto di getto in un unico momento, senza che il passare degli anni influisca sulle considerazioni che lo portano a scrivere determinati passaggi del libro. Nel frattempo in realtà scrive centinaia di racconti e opere teatrali, ma questo non può far altro che farci capire l'accuratezza, la riflessione e la preoccupazione di Pirandello per tutta la vita.
"Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso."
"Io non l'ho più questo bisogno, perché muoio ogni attimo io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori."
Vitangelo non si riconosce più, inizia a dubitare di tutta la sua vita e di tutti coloro che lo circondano ritrovandosi a rivalutare tutto e a scrivere dall'inizio la propria vita. Ma dove lo porterà tutto questo?
Libro che ti porta a riflettere.